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Il Premio Sole d’Oro sorride a Frame Project

Il Natale si avvicina e anche il prossimo viaggio che porterà a Mumbai il nostro volontario Alessandro. Partenza 31 dicembre!

Il regalo più apprezzato arriva inaspettato dal CSV Insubria, che quest’anno ha assegnato il Premio Sole d’Oro per il volontariato ad Alessandro Leone, fondatore di Frame Project nel 2013, con Massimiliano Leone, Agnese Dal Chiele e Sabrina Verga, ovvero il primo Direttivo dell’Associazione.
Dopo dieci anni sono arrivati altri soci e lo stesso Direttivo si è allargato a Monica Battaglia, Maddalena Campello e Teresita Freddi. Ma soprattutto, la nostra ODV ha costruito sul territorio una rete di aiuti a supporto dell’attività di Peter Paul Raj in GSM.
Una costruzione per nulla semplice, ma alimentata da entusiasmo e dalla certezza di operare nel verso giusto e con obiettivi precisi: aiutare quanti più minori possibili a uscire dall’inferno delle stazioni e delle strade delle slum-area di Mumbai, per riscrivere un percorso di vita che pareva segnato alla nascita.
A tutte queste persone che ci affiancano come autentici compagni di viaggio dedichiamo il Premio e con loro condividiamo le nostre emozioni.

La cerimonia si è tenuta nella cornice del Salone Estense del Comune di Varese e ha visto altri volontari premiati per il loro impegno in ambiti diversi. Qualcuno ha trovato sorprendente la presenza di tanti giovani operatori del terzo settore. A noi invece stupisce poco, perché la stessa Frame è nata dall’iniziativa di individui di età diversa, ma accomunati da una sensibilità comune.
Sono tante le iniziative che l’Associazione ha potuto concretizzare attraverso il supporto di ragazzi giovanissimi, basti pensare agli studenti di Cantello nel periodo del lockdown, un piccolo comune prossimo al confine svizzero. Questa è la ricchezza di ogni progettualità: la possibilità di mettere vicine persone di età ed estrazione diversa con lo scopo di riparare, ognuno con le proprie possibilità, alle fratture sociali che, non solo a Mumbai (ma in questo momento e lì che ci stiamo concentrando), oltraggiano l’infanzia e mettono in pericolo i diritti fondamentali dei minori.

A Mumbai, in Good Samaritan Mission, i tempi sono difficili, nonostante l’India sia un’economia in crescita. L’allargamento di una struttura di accoglienza ha inciso tantissimo sulle spese già alte di gestione delle case e dei circa 80 ospiti (parliamo di 50.000 euro annui, tra spese scolastiche, mediche, quelle legate alle utenze, i pasti, le ristrutturazioni delle case, ecc.); il costo della vita si è impennato anche in quelle aree del mondo.
Pensare ai percorsi virtuosi dei bambini ospitati in questi anni è motivo di orgoglio, ma non mitiga l’amarezza di fronte alla maggioranza in attesa di un’occasione per uscire dalla triste realtà delle strade.

L’auspicio è che il Sole d’Oro che ha riconosciuto l’impegno di questi anni sia il viatico all’ampliamento della rete territoriale di aiuti e condivisione della nostra mission.

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A Peter Paul Raj il Mother Teresa International Award 2023

Lo aveva annunciato a luglio Peter Paul Raj, girandoci una lettera che gli era stata recapitata da New Delhi, dall’International Institute of Education & Management, e che notificava l’assegnazione di un prestigioso riconoscimento alla sua attività caritatevole al servizio dei poveri e dei bambini provenienti dagli slum e dagli snodi ferroviari di Mumbai.

Partito a fine settembre per la capitale indiana, il giorno 30, nel corso del seminario intitolato Education & Socio-Economic Development, il missionario fondatore della Good Samaritan Mission, ha ricevuto il Mother Teresa International Award 2023 e la Mother Teresa Gold Medal per – questa la motivazione – gli eccezionali risultati e lo straordinario ruolo nel campo dell’istruzione.

È un premio che riempie di orgoglio anche noi, che con Frame Project supportiamo il lavoro di Peter Paul e di chi lo affianca nelle case di accoglienza per bambini a Mumbai, nel quartiere di Vikhroli, a Kalyan, in Andra Pradesh, in Tamil Nadu. Un’associazione di volontariato, la nostra, che dieci anni fa ha sposato valori e finalità di Peter e ogni piccolo passo che ha permesso alla Good Samaritan Mission di crescere e di progettare percorsi che trasformano la vita di minori nati in zone svantaggiate, dove è difficile, se non impossibile, soddisfare i bisogni primari e i diritti sanciti dalla Convenzione ONU per tutelare l’infanzia.

Peter Paul Raj, originario del Tamil Nadu, nato in un paese all’estremo sud dell’India, consolidò la sua vocazione missionaria in età giovanile proprio a fianco di Madre Teresa, per poi “prestare servizio” partendo dalle strade affollate e pericolose di Mumbai, città di venti milioni di abitanti censiti, dove un numero imprecisato di bambini sopravvive sotto la soglia di povertà, senza tutele, in un dedalo di strade dove la violenza è all’ordine del giorno e l’istruzione un miraggio.

La Good Samaritan Mission da quasi trent’anni accoglie orfani e bambini scarsamente protetti dai genitori (disoccupati, prostitute, alcolizzati, semplicemente malati, spesso senza fissa dimora), avviandoli agli studi, viatico per una vita lontana dalle strazianti condizioni che hanno caratterizzato i primi anni delle loro fragili esistenze.
L’educazione prima di tutto, se possibile, frequentare la scuola almeno fino al dodicesimo anno standard (che equivarrebbe al nostro diploma), in alcuni casi, non è così raro, fino al quindicesimo, ovvero gli anni del college. Diplomi e lauree che specializzano e diventano garanzia di lavoro, di gratificazione, di affrancamento da quell’idea di marginalizzazione e sfruttamento che ancora segna la stragrande maggioranza della popolazione infantile dell’India e non solo.
L’impegno di Peter Paul e di tutta la Good Samaritan Mission è profuso per allargare il più possibile le strutture, per crearne di nuove, con progettualità che, attraverso risorse e aiuti di varia natura, possano ambire all’autonomia con il pensiero potente del singolo a servizio della comunità e una comunità a supporto del singolo. In India, in Italia, noi con loro.

Ancora complimenti a Peter Paul da tutti gli amici italiani che ne condividono l’impegno caritatevole e l’opera missionaria.

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Dalla GSM

GSM, la famiglia si allarga

Il 28 luglio è arrivata la notizia che tanto attendevamo, noi dall’Italia, ma soprattutto la grande famiglia della Good Samaritan Mission.
Ancora erano vive le emozioni per i festeggiamenti del 66mo compleanno di Br. Peter Paul, quando in mattinata Pooja Panchal ha partorito il suo primogenito, frutto dell’amore profondo che la lega da anni a Sonu D’Costa.

I due, in GSM sin dalla tenera infanzia (Pooja vi era entrata con la sorella maggiore Manisha), si erano fidanzati in adolescenza, per poi sposarsi nel 2019, in coincidenza con la celebrazione dei 25 anni dalla fondazione della GSM. Era il 27 maggio e a sposarsi non erano i soli: c’era un’altra coppia cresciuta in missione, quella composta da Pooja Nayak e Vikas Gowda, il figlio minore di mami Sangeeta, da sempre indispensabile figura di supporto per Peter Paul.

Se Vikas e Pooja sono genitori da tempo, dal 20 dicembre del 2021 (ne parlammo in questo articolo), l’esperienza tocca adesso a questa coppia di poco più giovane. Altre ragazze e altri ragazzi, dopo aver vissuto in missione per anni, essersi formati nelle scuole di Vikhroli (il quartiere di Mumbai che ospita le strutture di accoglienza), sono poi riusciti a trovare lavoro, rendersi indipendenti e fare famiglia, testimoni dell’opera di Peter Paul Raj, che quasi tre decenni fa decise senza supporti economici e privo di una rete sociale di fondare la missione in un luogo sconosciuto (ricordiamo che il missionario è originario del Tamil Nadu e ha passato diversi anni a Calcutta con Madre Teresa).
Se possibile però. quando le relazioni nascono tra le mura delle case, definendo i margini dinamici di una famiglia larga, dove i bambini si ritrovano come fratelli e sorelle, per poi condividere il percorso di vita con tutta la GSM, allora possiamo parlare di adozioni reciproche, di legami non forzati, quindi di un luogo generativo.

Questa è l’idea che ci siamo fatti in questi anni dopo numerosi viaggi. Viaggi che da subito si sono trasformati in esperienza partecipativa, non contemplativa diremmo. Nemmeno esclusivamente volta alla rilevazione dei bisogni primari, a fatica soddisfatti, e alla conseguente raccolta di denaro (e non ringrazieremo mai abbastanza chi ci aiuta). Nel tempo sono stati assottigliati i confini culturali e minimizzate le distanze geografiche. Per questo motivo la nascita del piccolino di Pooja e Sonu ha significati profondi, ha l’aspetto di un miracolo quotidiano che trova manifestazione concreta, testimonianza diretta di come accogliere bambini destinati alla violenza delle strade della megalopoli, cambi la storia personale quasi sempre in meglio.

Sono ormai tanti gli italiani che hanno costruito convergenze con la GSM, rendendo più concreto un aiuto che, quando diventa relazione (e oggi i social e la facilità dei voli aerei rendono tutto più semplice), è reciproco, come nelle amicizie vere, quando non conta cosa possiedi ma chi sei.

Per tutti coloro che volessero aiutarci a sostenere i tanti piccoli ospiti che abitano la Good Samaritan Mission, rimando alla pagina dedicata.

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Dalla GSM

A Kalyan una nuova casa per i bambini della GSM

A 34 km da Vikhroli, il quartiere di Mumbai dove hanno sede le case storiche della Good Samaritan Mission, circa vent’anni fa nasceva l’ashram di Kalyan, una casa che, a due passi dal Ulhas River, ha ospitato soprattutto adulti con gravi disabilità. Immersa nella natura rigogliosa, la casa negli ultimi anni aveva subito l’erosione delle piogge e dell’umidità.

Nonostante l’emergenza Covid, un grande sforzo economico da parte di Peter Paul Raj, supportato da noi di Frame Project e altri donatori italiani, ha permesso di rivedere il progetto e trasformare l’ashram in un bellissimo luogo dove ospitare non solo persone in difficoltà, ma anche bambini del circondario che vivono in condizioni disperate, proprio come nelle case di Vikhroli.

Il primo agosto, a lavori quasi ultimati, la casa Eugenio Ashram, intitolata a uno dei supporter storici di Peter Paul recentemente scomparso, è stata inaugurata.

Per l’occasione, agli ospiti che vivranno nella Home for Street Children si sono uniti anche alcuni dei ragazzi che da anni vivono a Vikhroli e che adesso aiutano Peter, Sangeeta e gli altri adulti della GSM a concretizzare i progetti della missione.

La struttura non è ancora completa, mancano arredi, verrà ultimata la cappella e avviato un orto. Bisognerà poi far fronte alle spese non ancora onorate.
La nostra Frame Project ODV sarà impegnata in questi mesi a raccogliere una cifra che si aggira intorno ai 10.000 euro per poter aiutare Peter Paul a portare a termine il progetto così da accogliere altri bambini.

Quelle di seguito sono alcune delle immagini della bellissima giornata che ha aperto il mese di agosto.

Per capire come sostenerci clicca qui.

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Dalla GSM

Cronache dal nostro ultimo viaggio in GSM

UN QUARTIERE CHE CAMBIA VOLTO

Dopo tre anni Frame Project torna a Mumbai per ritrovare gli amici della Good Samaritan Mission. L’emergenza sanitaria causata dal Covid 19 aveva spezzato la cadenza annuale delle nostre visite, costringendoci in questo lungo periodo a semplici videochiamate con Peter Paul Raj (fondatore della GSM), Sangeeta, che da sempre lo affianca, e gli altri ospiti delle case situate nel quartiere di Vikhroli.

Naturalmente abbiamo trovato volti nuovi, bambini orfani o semi orfani che sono entrati in questi mesi nelle Street Children Houses, lontani dai pericoli degli slums o delle stazioni, dove spesso vivono in famiglie allargate, o adottati da donne indigenti. Abbiamo così conosciuto Isha, Prya, Shabana e tanti altri bambini dai vissuti spesso dolorosi.
L’impegno di Peter Paul in questi tre anni si è diviso – come già abbiamo raccontato – tra i bisogni interni e quelli delle tante famiglie che più di altre, nelle strade della megalopoli hanno subito le restrizioni seguite alla pandemia.

Eppure Mumbai si è fermata solo in apparenza. Anche durante il lockdown è andato avanti un progetto su larga scala di riqualificazione di alcune aree, tra cui quella di Vikhroli. Già durante la permanenza tra dicembre 2019 e gennaio 2020 erano cominciati gli scavi per alzare palazzi di più di venti piani nel cuore della slum-area, compreso l’isolato dove 15 anni prima era sorta la Mother House della GSM, ovvero la casa in cui vivevano i maschietti. Durante il lockdown della primavera 2020, Peter ci aveva mostrato in videochiamata il primo piano di un edificio che adesso sovrasta le altre case della missione (vedi video sotto).

Le bambine della GSM giocano davanti alla casa Silvano Niwas, i bambini davanti alla Bal Niwas. Sullo sfondo gli enormi edifici costruiti a ridosso delle case.

Stiamo descrivendo un cambiamento profondo non solo estetico, ma anche psicologico per chi vive il quartiere, le cui conseguenze non sono ipotizzabili. Parlando con chi vive a Vikhroli, mi sono accorto della difformità di guidizio in merito: c’è chi spera in una riqualificazione dell’intera area e chi invece parla di schiaffo alle persone più povere, che si ritroveranno un orizzonte trasformato da palazzi i cui appartamenti (in media quattro per piano) saranno abitati da famiglie benestanti. Significa dunque spazio sottratto per favorire chi ha un tenore di vita alto e non certo per creare opportunità di svolta per chi invece vive con salari miseri in baracche di fortuna o, senza lavoro, è costretto ad arrangiarsi per arrivare a sera.

Sono entrato proprio nel palazzo di ventitre piani che sorge dove un tempo c’era la Mother House. L’entrata ricorda la hall di un albergo stellato, gli interni sono raffinati, luminosi, il terrazzo è un’area aperta ai condomini attrezzata per fare ginnastica o rilassarsi guardando la skyline che al tramonto è suggestiva, nonostante la foschia da inquinamento. Eppure basta spostare lo sguardo per tornare nella miseria delle baracche, che presto non godranno nemmeno della luce solare, oscurate dalle ombre lunghe di questi big buildings.

C’è da dire che nelle megalopoli indiane, soprattutto a Mumbai questi scenari non sono nuovi. Le slum-area sono spesso integrate in un tessuto urbano vairegato, dove è possibile passare da un quartiere degradato a uno più signorile. Addirittura c’è chi già parla per Vikhroli di una nuova Bandra, uno dei quartieri più ricchi di Mumbai, dove vivono tra l’altro attori e cantanti di fama nazionale. Forse è prematuro, ma sicuramente la trasformazione è stata pianificata anni fa. Nel 2013 ricordo zone degradate, senza servizi e dove vivevano accampate tra montagne di rifiuti famiglie arrivate dalle zone rurali, improvvisamente sgomberate per far posto a terreni poi edificati o ad aree verdi. L’anno successivo trovai, con mia sorpresa, un bel parco ordinato e pulito dove al mattino presto era usuale vedere persone fare jogging prima di andare a lavoro e nel pomeriggio i bimbi giocare su altalene, giostrine e scivoli.

Rahul, un ragazzo di diciannove anni che sta per terminare il college e che vive in GSM da quando di anni ne aveva sette, ci ha argutamente fatto capire che questi edifici di lusso non fanno altro che amplificare desideri che la maggior parte delle persone di Vikhroli non potrà mai realizzare, causando ulteriore frustrazione e rabbia; al tempo stesso – ci dice – potrebbero spronare i più giovani ad alzare le ambizioni attraverso un virtuoso percorso di studi, così da trovare un impiego remunerativo e svoltare finalmente verso un futuro lontano dalle umiliazioni della povertà.

Alessandro Leone

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Dalla GSM

Un nuovo nato in GSM, così il Natale è più bello

Lunedì 20 dicembre in Good Samaritan Mission hanno festeggiato l’arrivo di un nuovo nato!
Vikhy Gowda e Pooja Nayak annunciano la nascita del loro primo figlio.

La loro storia racconta molto della GSM. Vikhy è il figlio minore di Mami Sangeeta, la donna che da quasi 25 anni aiuta Peter Paul Raj nella gestione della missione e in particolare della Silvano Niwas, la casa dove alloggiano bambine e adolescenti. Quando Sangeeta ha cominciato a seguire Peter nel suo impegno verso i bambini che popolano le slum-areas e le stazioni di Mumbai, Vikhy aveva appena due anni.
Pooja invece è arrivata in GSM con il fratello minore Raul nel 2008. Ancora bambini avevano perso da poco la madre e vivevano con il papà adottivo in una baracca sudicia. L’uomo aveva chiesto a Peter Paul di accogliere i bambini, permettendo loro di frequentare la scuola. Così Pooja e Raul si sono inseriti a meraviglia nella comunità di coetanei, rassicurati dal padre che non ha mai fatto mancare la sua presenza. Il genitore, scomparso nel 2019 dopo una vita di stenti, lavorando come facchino a Dadar Station, ha fatto appena a tempo ad assistere alle nozze di Pooja con Vikhy, e al cammino scolastico dei figli: Pooja si è diplomata, mentre Raul frequenta l’ultimo anno dell’università.

Vikhy e Pooja si sono fidanzati otto anni fa, la loro è la storia di un amore nato tra le mura della missione e cresciuto negli anni fino al matrimonio, celebrato nel 2019 fa in occasione del 25° compleanno della Good Samaritan Mission.
Adesso vivono ancora in missione e per questo la nascita del loro primogenito è stata accolta con una grande festa, coronamento di un amore sbocciato quando i ragazzi erano appena adolescenti.

Sarà certamente un Natale più bello per bambini, adolescenti e adulti che vivono in missione.
Facciamo i nostri più sentiti auguri ai neo genitori.

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Emergenza Covid-19

L’India piegata dal Covid

I dati che arrivano dall’India sono drammatici. La chiamano terza ondata, ma è ormai evidente come la crisi pandemica possa confonderci e che forse i numeri non sempre rendono l’idea del propagarsi del virus e, soprattutto, delle sue mutazioni, nonché dell’incidenza sulla popolazione. La terza decade di aprile si apre con un record giornaliero di quasi 300.000 contagi rilevati e più di 2.000 morti. Numeri. Come quelli che ossessivamente vengono recitati da più di un anno dai notiziari nazionali, fino a perdere di senso. Eppure i numeri sono ormai la misura della gravità della crisi sanitaria nel mondo, gli stessi che sembravano aver dato ragione al primo ministro Narendra Modi durante la prima fase della pandemia, quando la propaganda politica aveva dipinto una situazione tutto sommato sotto controllo, sbandierando l’efficacia di ferrei lockdown che nel frattempo mietevano morte nelle fasce sociali più fragili, a seguito della mancanza di lavoro.

Adesso le grandi metropoli, a cominciare da New Delhi, si trovano senza posti letto disponibili e a corto di ossigeno. Addirittura si è sviluppato un mercato nero dei farmaci Remdesivir e Tocilizumab, segnalati dal ministero della Salute come efficaci nel trattamento degli ammalati.
Anche Mumbai è al collasso. Le file di famiglie con ammalati fuori dai presidi ospedalieri stanno facendo il giro del mondo. I crematori soffrono per l’eccesso di cadaveri. Ovviamente i numeri non tengono conto delle tante persone che muoiono in casa, come fu comunque già nella precedenti fasi della pandemia, motivo per cui è difficile capire ad oggi quante vittime abbia davvero fatto il Covid in India. I comunicati stampa raccontano di scaramucce tra gli Stati della Confederazione per accaparrarsi l’ossigeno.
Non va meglio sul fronte vaccini, difficile rispondere alle richieste di una popolazione numerosissima. A Mumbai era stata ventilata anche la possibilità della vaccinazione porta a porta, adesso esclusa dal momento che rallenterebbe il processo di somministrazione che prevede un monitoraggio del beneficiario fino a trenta minuti dopo l’iniezione.

Peter Paul Raj ci ha raccontato una situazione prossima al crollo; della mancanza di cibo tra le strade popolate dai più poveri tra i poveri che soffrono ovviamente il lockdown e il blocco delle attività lavorative, rendendo impossibile racimolare anche solo poche rupie per poter sopravvivere.
A Vikhroli la situazione rimane drammatica. Il quartiere dove ha sede la Good Samaritan Mission resta uno dei luoghi più colpiti della capitale del Maharashtra. Fortunatamente in missione i bambini stanno bene, negli ultimi giorni di scuola permane la modalità in DAD, anche gli esami di fine anno sono condotti per la prima volta a distanza. Essere confinati in casa è meno penoso per gli ospiti della GSM, poiché la vita comunitaria rende l’isolamento meno noioso.

Peter Paul non ha smesso di portare cibo alle persone senza tetto che vivono intorno ai principali snodi ferroviari. Questo è reso possibile anche per gli aiuti dei tanti donatori italiani.
A tal proposito ricordiamo che è ancora aperta la nostra campagna di aiuti attraverso diverse modalità di supporto economico immediato (clicca qui) o donando il vostro 5×1000.

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A Peter Paul Raj un prestigioso riconoscimento

E’ arrivato a sorpresa la comunicazione che l’International Institute of Education & Management onorerà Peter Paul Raj, fondatore nel 1994 della Good Samaritan Mission, con l’Asia Pacific Achiever Award.

Gli verrà assegnato il premio, un certificato di eccellenza, per i risultati ottenuti nel suo campo di attività, ovvero la carità verso i poveri.
La cerimonia è programmata il 28 ottobre 2020 a Delhi, ma l’Istituto assegnerà i riconoscimenti attraverso collegamento Zoom, a distanza quindi, a causa dell’emergenza Covid-19.

Il prestigioso premio arriva dopo anni di attività e sacrifici, trent’anni se consideriamo il tempo formativo che Peter Paul ha passato vicino a Madre Teresa. Un impegno costante in cui alle tante gioie si sono alternati anche momenti difficili, non ultimo questa emergenza sanitaria che vede il missionario e i suoi ragazzi adolescenti in prima linea per sfamare i poverissimi che popolano le strade di Mumbai.

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Dalla GSM Emergenza Covid-19

La GSM e il pericolo Covid-19

Cosa sta succedendo a Mumbai? Come sta affrontando l’emergenza sanitaria la Good Samaritan Mission? Il Covid-19 è entrato in missione, ha colpito anche chi abita le case della GSM?

Molti dei nostri supporter chiedono notizie, dal momento che i nostri organi di informazione raramente si occupano dell’India, limitandosi a snocciolare numeri, peraltro altissimi, sui contagi giornalieri. Nessun focus particolare, eccezion fatta per alcune riviste di grande qualità come Internazionale.
Mumbai rimane la metropoli indiana più colpita, l’intero paese si avvicina ormai ai 100.000 morti, ma la cifra è abbondantemente sottostimata, come pure quella dei contagi. Si muore soprattutto negli slum, intorno agli snodi ferroviari, nelle zone rurali, sicuramente per effetto del Covid-19 che complica quadri sanitari già problematici, ma anche per l’impossibilità di sfamarsi.

Già in un precedente report raccontavamo di come la chiusura delle stazioni ferroviarie avesse precluso qualsiasi attività ai senzatetto che vivono in prossimità dei binari di Dadar, Victoria Station e altri snodi. Il Governo centrale e quello del Maharashtra stanno tentando di arginare i contagi con forme di lockdown parziali, per cui di fatto la grande maggioranza di treni e autobus sono ancora fermi. La situazione è tanto grave poiché l’area di Mumbai (non dissimile ad altre megalopoli) è stata interdetta da marzo fino a luglio, consentendo una lenta riapertura di alcune attività commerciali.
C’è di più: lo stesso Governo che ha assicurato un approvvigionamento, seppur minimo, a molte famiglie, ha escluso i reietti – bambini compresi – nati e cresciuti sulle strade e che, per questo, non hanno iscrizione all’anagrafe, dunque non esistono per le autorità. Sono individui senza identità ma che, a Mumbai, Peter Paul conosce bene, dal momento che molti dei bambini che arrivano in GSM provengono proprio da quelle strade; bambini che escono dall’ombra dell’inesistenza attraverso l’istruzione e l’inserimento sociale.

Un supporto indispensabile

Peter Paul e i ragazzi più grandi della GSM continuano a portare beni di prima necessità agli homless delle stazioni e in alcuni slum dimenticati. Non senza prendersi dei rischi. Questo coronavirus, che si aggiunge agli altri coronavirus influenzali, è entrato in missione, ha colpito in maniera lieve alcune bambine e bambini, in maniera seria Sangeeta, la donna che da più di 20 anni si occupa delle case e che vive nella Silvano Niwas. Il quartiere di Vikhroli rimane zona rossa, ci sono stati dei morti, l’ospedale poco lontano si è riempito di malati, l’ossigeno è finito con conseguenze drammatiche. La stessa Sangeeta ha preferito curarsi in casa, isolandosi all’ultimo piano per ben tre settimane, quando finalmente, a fine agosto, ha cominciato a sentirsi meglio.
Adesso sembra essersi rimessa, sono scomparsi i problemi respiratori, la febbre, e gli altri sintomi da Covid.

La Good Samaritan Mission rimane un luogo protetto, dove accuratamente vengono sanificati gli ambienti. Le ragazze e i ragazzi più grandi sono attenti all’igiene delle mani e guidano i più piccoli ad avere le stesse attenzioni. Le mascherine vengono utilizzate con sistematicità e i bambini evitano di uscire.
La scuola si fa a distanza e gli insegnanti hanno provveduto a far avere in missioni alcuni cellulari per potersi connettere con i ragazzi.