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A Peter Paul Raj il Mother Teresa International Award 2023

Lo aveva annunciato a luglio Peter Paul Raj, girandoci una lettera che gli era stata recapitata da New Delhi, dall’International Institute of Education & Management, e che notificava l’assegnazione di un prestigioso riconoscimento alla sua attività caritatevole al servizio dei poveri e dei bambini provenienti dagli slum e dagli snodi ferroviari di Mumbai.

Partito a fine settembre per la capitale indiana, il giorno 30, nel corso del seminario intitolato Education & Socio-Economic Development, il missionario fondatore della Good Samaritan Mission, ha ricevuto il Mother Teresa International Award 2023 e la Mother Teresa Gold Medal per – questa la motivazione – gli eccezionali risultati e lo straordinario ruolo nel campo dell’istruzione.

È un premio che riempie di orgoglio anche noi, che con Frame Project supportiamo il lavoro di Peter Paul e di chi lo affianca nelle case di accoglienza per bambini a Mumbai, nel quartiere di Vikhroli, a Kalyan, in Andra Pradesh, in Tamil Nadu. Un’associazione di volontariato, la nostra, che dieci anni fa ha sposato valori e finalità di Peter e ogni piccolo passo che ha permesso alla Good Samaritan Mission di crescere e di progettare percorsi che trasformano la vita di minori nati in zone svantaggiate, dove è difficile, se non impossibile, soddisfare i bisogni primari e i diritti sanciti dalla Convenzione ONU per tutelare l’infanzia.

Peter Paul Raj, originario del Tamil Nadu, nato in un paese all’estremo sud dell’India, consolidò la sua vocazione missionaria in età giovanile proprio a fianco di Madre Teresa, per poi “prestare servizio” partendo dalle strade affollate e pericolose di Mumbai, città di venti milioni di abitanti censiti, dove un numero imprecisato di bambini sopravvive sotto la soglia di povertà, senza tutele, in un dedalo di strade dove la violenza è all’ordine del giorno e l’istruzione un miraggio.

La Good Samaritan Mission da quasi trent’anni accoglie orfani e bambini scarsamente protetti dai genitori (disoccupati, prostitute, alcolizzati, semplicemente malati, spesso senza fissa dimora), avviandoli agli studi, viatico per una vita lontana dalle strazianti condizioni che hanno caratterizzato i primi anni delle loro fragili esistenze.
L’educazione prima di tutto, se possibile, frequentare la scuola almeno fino al dodicesimo anno standard (che equivarrebbe al nostro diploma), in alcuni casi, non è così raro, fino al quindicesimo, ovvero gli anni del college. Diplomi e lauree che specializzano e diventano garanzia di lavoro, di gratificazione, di affrancamento da quell’idea di marginalizzazione e sfruttamento che ancora segna la stragrande maggioranza della popolazione infantile dell’India e non solo.
L’impegno di Peter Paul e di tutta la Good Samaritan Mission è profuso per allargare il più possibile le strutture, per crearne di nuove, con progettualità che, attraverso risorse e aiuti di varia natura, possano ambire all’autonomia con il pensiero potente del singolo a servizio della comunità e una comunità a supporto del singolo. In India, in Italia, noi con loro.

Ancora complimenti a Peter Paul da tutti gli amici italiani che ne condividono l’impegno caritatevole e l’opera missionaria.

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GSM, la famiglia si allarga

Il 28 luglio è arrivata la notizia che tanto attendevamo, noi dall’Italia, ma soprattutto la grande famiglia della Good Samaritan Mission.
Ancora erano vive le emozioni per i festeggiamenti del 66mo compleanno di Br. Peter Paul, quando in mattinata Pooja Panchal ha partorito il suo primogenito, frutto dell’amore profondo che la lega da anni a Sonu D’Costa.

I due, in GSM sin dalla tenera infanzia (Pooja vi era entrata con la sorella maggiore Manisha), si erano fidanzati in adolescenza, per poi sposarsi nel 2019, in coincidenza con la celebrazione dei 25 anni dalla fondazione della GSM. Era il 27 maggio e a sposarsi non erano i soli: c’era un’altra coppia cresciuta in missione, quella composta da Pooja Nayak e Vikas Gowda, il figlio minore di mami Sangeeta, da sempre indispensabile figura di supporto per Peter Paul.

Se Vikas e Pooja sono genitori da tempo, dal 20 dicembre del 2021 (ne parlammo in questo articolo), l’esperienza tocca adesso a questa coppia di poco più giovane. Altre ragazze e altri ragazzi, dopo aver vissuto in missione per anni, essersi formati nelle scuole di Vikhroli (il quartiere di Mumbai che ospita le strutture di accoglienza), sono poi riusciti a trovare lavoro, rendersi indipendenti e fare famiglia, testimoni dell’opera di Peter Paul Raj, che quasi tre decenni fa decise senza supporti economici e privo di una rete sociale di fondare la missione in un luogo sconosciuto (ricordiamo che il missionario è originario del Tamil Nadu e ha passato diversi anni a Calcutta con Madre Teresa).
Se possibile però. quando le relazioni nascono tra le mura delle case, definendo i margini dinamici di una famiglia larga, dove i bambini si ritrovano come fratelli e sorelle, per poi condividere il percorso di vita con tutta la GSM, allora possiamo parlare di adozioni reciproche, di legami non forzati, quindi di un luogo generativo.

Questa è l’idea che ci siamo fatti in questi anni dopo numerosi viaggi. Viaggi che da subito si sono trasformati in esperienza partecipativa, non contemplativa diremmo. Nemmeno esclusivamente volta alla rilevazione dei bisogni primari, a fatica soddisfatti, e alla conseguente raccolta di denaro (e non ringrazieremo mai abbastanza chi ci aiuta). Nel tempo sono stati assottigliati i confini culturali e minimizzate le distanze geografiche. Per questo motivo la nascita del piccolino di Pooja e Sonu ha significati profondi, ha l’aspetto di un miracolo quotidiano che trova manifestazione concreta, testimonianza diretta di come accogliere bambini destinati alla violenza delle strade della megalopoli, cambi la storia personale quasi sempre in meglio.

Sono ormai tanti gli italiani che hanno costruito convergenze con la GSM, rendendo più concreto un aiuto che, quando diventa relazione (e oggi i social e la facilità dei voli aerei rendono tutto più semplice), è reciproco, come nelle amicizie vere, quando non conta cosa possiedi ma chi sei.

Per tutti coloro che volessero aiutarci a sostenere i tanti piccoli ospiti che abitano la Good Samaritan Mission, rimando alla pagina dedicata.

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L’ashram di Kalyan in un video

L’ashram di Kalyan è l’isola di quiete della Good Samaritan Mission. Ne parlammo nell’agosto 2022, quando venne inaugurato un nuovo spazio: l’Eugenio Ashram.
Situata fuori Mumbai, lontana dal caos della megalopoli, la struttura è stata inaugurata nel 2004 con lo scopo di ospitare lebbrosi senza tetto o adulti affetti da malattie mentali. Originariamente la struttura era composta da due piccoli edifici (uno dei quali provvisto di cucina) circondati da vegetazione spontanea, arbusti bassi, qualche pianta di mango, alberi da cocco.
In questi anni, la vicinanza al fiume balneabile Ulhas River ha trasformato l’ashram nel luogo ideale in cui portare i bambini della missione nei periodi più caldi, per interrompere la routine della vita nel quartiere di Vikhroli, per respirare aria meno inquinata, soprattutto per trascorrere del tempo immersi nella natura durante la chiusura delle scuole nei mesi di aprile e maggio.

Meta fissa di ogni nostro viaggio, Silvano Shanti Ashram – Home for Destitute (questo il nome completo della struttura) è un luogo di pace, dove è possibile godere del silenzio e abbassare le tensioni che porta con sé la vita nelle strade di Mumbai. In piena pandemia, quando il più lungo lockdown del paese (e non solo) colpiva duramente Mumbai, Peter Paul, libero di spostarsi con l’ambulanza, aveva portato i piccoli ospiti della GSM a Kalyan, dando loro la possibilità di passare i fine settimana in campagna.

L’idea ricorrente di trasformare l’ashram, allargandone gli spazi, e ospitare in modo permanente alcuni dei bambini meno fortunati delle aree limitrofe, proprio come nelle case di Vikhroli, prese forma proprio in quei giorni difficili, per concretizzarsi al termine dell’emergenza Covid.

Nel 2022, grazie a significativi aiuti indiani e italiani (sostanziale il contributo della nostra Frame Project), sono cominciati i lavori che hanno portato all’allargamento di una delle due casette originarie (l’attuale Eugenio Ashram) e alla costruzione di un nuovo edificio in cui sono presenti alloggi, servizi e uno spazio per la meditazione.
Silvano Shanti Ashram adesso ospita una decina di bambini, orfani e semiorfani, i cui parenti vivono in condizioni di estrema povertà. Ma l’idea di Peter Paul è quella di rendere la struttura un luogo in cui ospitare di tanto in tanto ritiri spirituali, uno spazio dunque per la preghiera accompagnata dai soli suoni della natura (vedi video a seguire).

Sangeeta ha passato molto tempo a Kalyan per monitorare i lavori di ampliamento e adesso, ad occuparsi degli ospiti, c’è Arun, storico collaboratore di Pater, capace in cucina, ma anche nella gestione dei piccoli bisogni dei bambini.

L’anno passato chiedemmo ai nostri soci, amici, sostenitori, di aiutarci ada arrivare ai 10.000 euro che sarebbero serviti a coprire le spese ancora mancanti. In realtà non abbiamo ancora raggiunto l’obiettivo, ma contiamo di riuscirci entro fine anno.

Se tra i nostri supporter ci fosse qualcuno desideroso di scoprire la GSM personalmente, di organizzare un soggiorno per conoscere i piccoli ospiti delle case di Vikhroli, allora dovrebbe inserire nel piano di viaggio uno o più giorni a Kalyan.

A.L.

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Cronache dal nostro ultimo viaggio in GSM

UN QUARTIERE CHE CAMBIA VOLTO

Dopo tre anni Frame Project torna a Mumbai per ritrovare gli amici della Good Samaritan Mission. L’emergenza sanitaria causata dal Covid 19 aveva spezzato la cadenza annuale delle nostre visite, costringendoci in questo lungo periodo a semplici videochiamate con Peter Paul Raj (fondatore della GSM), Sangeeta, che da sempre lo affianca, e gli altri ospiti delle case situate nel quartiere di Vikhroli.

Naturalmente abbiamo trovato volti nuovi, bambini orfani o semi orfani che sono entrati in questi mesi nelle Street Children Houses, lontani dai pericoli degli slums o delle stazioni, dove spesso vivono in famiglie allargate, o adottati da donne indigenti. Abbiamo così conosciuto Isha, Prya, Shabana e tanti altri bambini dai vissuti spesso dolorosi.
L’impegno di Peter Paul in questi tre anni si è diviso – come già abbiamo raccontato – tra i bisogni interni e quelli delle tante famiglie che più di altre, nelle strade della megalopoli hanno subito le restrizioni seguite alla pandemia.

Eppure Mumbai si è fermata solo in apparenza. Anche durante il lockdown è andato avanti un progetto su larga scala di riqualificazione di alcune aree, tra cui quella di Vikhroli. Già durante la permanenza tra dicembre 2019 e gennaio 2020 erano cominciati gli scavi per alzare palazzi di più di venti piani nel cuore della slum-area, compreso l’isolato dove 15 anni prima era sorta la Mother House della GSM, ovvero la casa in cui vivevano i maschietti. Durante il lockdown della primavera 2020, Peter ci aveva mostrato in videochiamata il primo piano di un edificio che adesso sovrasta le altre case della missione (vedi video sotto).

Le bambine della GSM giocano davanti alla casa Silvano Niwas, i bambini davanti alla Bal Niwas. Sullo sfondo gli enormi edifici costruiti a ridosso delle case.

Stiamo descrivendo un cambiamento profondo non solo estetico, ma anche psicologico per chi vive il quartiere, le cui conseguenze non sono ipotizzabili. Parlando con chi vive a Vikhroli, mi sono accorto della difformità di guidizio in merito: c’è chi spera in una riqualificazione dell’intera area e chi invece parla di schiaffo alle persone più povere, che si ritroveranno un orizzonte trasformato da palazzi i cui appartamenti (in media quattro per piano) saranno abitati da famiglie benestanti. Significa dunque spazio sottratto per favorire chi ha un tenore di vita alto e non certo per creare opportunità di svolta per chi invece vive con salari miseri in baracche di fortuna o, senza lavoro, è costretto ad arrangiarsi per arrivare a sera.

Sono entrato proprio nel palazzo di ventitre piani che sorge dove un tempo c’era la Mother House. L’entrata ricorda la hall di un albergo stellato, gli interni sono raffinati, luminosi, il terrazzo è un’area aperta ai condomini attrezzata per fare ginnastica o rilassarsi guardando la skyline che al tramonto è suggestiva, nonostante la foschia da inquinamento. Eppure basta spostare lo sguardo per tornare nella miseria delle baracche, che presto non godranno nemmeno della luce solare, oscurate dalle ombre lunghe di questi big buildings.

C’è da dire che nelle megalopoli indiane, soprattutto a Mumbai questi scenari non sono nuovi. Le slum-area sono spesso integrate in un tessuto urbano vairegato, dove è possibile passare da un quartiere degradato a uno più signorile. Addirittura c’è chi già parla per Vikhroli di una nuova Bandra, uno dei quartieri più ricchi di Mumbai, dove vivono tra l’altro attori e cantanti di fama nazionale. Forse è prematuro, ma sicuramente la trasformazione è stata pianificata anni fa. Nel 2013 ricordo zone degradate, senza servizi e dove vivevano accampate tra montagne di rifiuti famiglie arrivate dalle zone rurali, improvvisamente sgomberate per far posto a terreni poi edificati o ad aree verdi. L’anno successivo trovai, con mia sorpresa, un bel parco ordinato e pulito dove al mattino presto era usuale vedere persone fare jogging prima di andare a lavoro e nel pomeriggio i bimbi giocare su altalene, giostrine e scivoli.

Rahul, un ragazzo di diciannove anni che sta per terminare il college e che vive in GSM da quando di anni ne aveva sette, ci ha argutamente fatto capire che questi edifici di lusso non fanno altro che amplificare desideri che la maggior parte delle persone di Vikhroli non potrà mai realizzare, causando ulteriore frustrazione e rabbia; al tempo stesso – ci dice – potrebbero spronare i più giovani ad alzare le ambizioni attraverso un virtuoso percorso di studi, così da trovare un impiego remunerativo e svoltare finalmente verso un futuro lontano dalle umiliazioni della povertà.

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A Kalyan una nuova casa per i bambini della GSM

A 34 km da Vikhroli, il quartiere di Mumbai dove hanno sede le case storiche della Good Samaritan Mission, circa vent’anni fa nasceva l’ashram di Kalyan, una casa che, a due passi dal Ulhas River, ha ospitato soprattutto adulti con gravi disabilità. Immersa nella natura rigogliosa, la casa negli ultimi anni aveva subito l’erosione delle piogge e dell’umidità.

Nonostante l’emergenza Covid, un grande sforzo economico da parte di Peter Paul Raj, supportato da noi di Frame Project e altri donatori italiani, ha permesso di rivedere il progetto e trasformare l’ashram in un bellissimo luogo dove ospitare non solo persone in difficoltà, ma anche bambini del circondario che vivono in condizioni disperate, proprio come nelle case di Vikhroli.

Il primo agosto, a lavori quasi ultimati, la casa Eugenio Ashram, intitolata a uno dei supporter storici di Peter Paul recentemente scomparso, è stata inaugurata.

Per l’occasione, agli ospiti che vivranno nella Home for Street Children si sono uniti anche alcuni dei ragazzi che da anni vivono a Vikhroli e che adesso aiutano Peter, Sangeeta e gli altri adulti della GSM a concretizzare i progetti della missione.

La struttura non è ancora completa, mancano arredi, verrà ultimata la cappella e avviato un orto. Bisognerà poi far fronte alle spese non ancora onorate.
La nostra Frame Project ODV sarà impegnata in questi mesi a raccogliere una cifra che si aggira intorno ai 10.000 euro per poter aiutare Peter Paul a portare a termine il progetto così da accogliere altri bambini.

Quelle di seguito sono alcune delle immagini della bellissima giornata che ha aperto il mese di agosto.

Per capire come sostenerci clicca qui.

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Un nuovo nato in GSM, così il Natale è più bello

Lunedì 20 dicembre in Good Samaritan Mission hanno festeggiato l’arrivo di un nuovo nato!
Vikhy Gowda e Pooja Nayak annunciano la nascita del loro primo figlio.

La loro storia racconta molto della GSM. Vikhy è il figlio minore di Mami Sangeeta, la donna che da quasi 25 anni aiuta Peter Paul Raj nella gestione della missione e in particolare della Silvano Niwas, la casa dove alloggiano bambine e adolescenti. Quando Sangeeta ha cominciato a seguire Peter nel suo impegno verso i bambini che popolano le slum-areas e le stazioni di Mumbai, Vikhy aveva appena due anni.
Pooja invece è arrivata in GSM con il fratello minore Raul nel 2008. Ancora bambini avevano perso da poco la madre e vivevano con il papà adottivo in una baracca sudicia. L’uomo aveva chiesto a Peter Paul di accogliere i bambini, permettendo loro di frequentare la scuola. Così Pooja e Raul si sono inseriti a meraviglia nella comunità di coetanei, rassicurati dal padre che non ha mai fatto mancare la sua presenza. Il genitore, scomparso nel 2019 dopo una vita di stenti, lavorando come facchino a Dadar Station, ha fatto appena a tempo ad assistere alle nozze di Pooja con Vikhy, e al cammino scolastico dei figli: Pooja si è diplomata, mentre Raul frequenta l’ultimo anno dell’università.

Vikhy e Pooja si sono fidanzati otto anni fa, la loro è la storia di un amore nato tra le mura della missione e cresciuto negli anni fino al matrimonio, celebrato nel 2019 fa in occasione del 25° compleanno della Good Samaritan Mission.
Adesso vivono ancora in missione e per questo la nascita del loro primogenito è stata accolta con una grande festa, coronamento di un amore sbocciato quando i ragazzi erano appena adolescenti.

Sarà certamente un Natale più bello per bambini, adolescenti e adulti che vivono in missione.
Facciamo i nostri più sentiti auguri ai neo genitori.

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Dalla GSM La GSM durante l'emergenza Covid-19 News

A Peter Paul Raj un prestigioso riconoscimento

E’ arrivato a sorpresa la comunicazione che l’International Institute of Education & Management onorerà Peter Paul Raj, fondatore nel 1994 della Good Samaritan Mission, con l’Asia Pacific Achiever Award.

Gli verrà assegnato il premio, un certificato di eccellenza, per i risultati ottenuti nel suo campo di attività, ovvero la carità verso i poveri.
La cerimonia è programmata il 28 ottobre 2020 a Delhi, ma l’Istituto assegnerà i riconoscimenti attraverso collegamento Zoom, a distanza quindi, a causa dell’emergenza Covid-19.

Il prestigioso premio arriva dopo anni di attività e sacrifici, trent’anni se consideriamo il tempo formativo che Peter Paul ha passato vicino a Madre Teresa. Un impegno costante in cui alle tante gioie si sono alternati anche momenti difficili, non ultimo questa emergenza sanitaria che vede il missionario e i suoi ragazzi adolescenti in prima linea per sfamare i poverissimi che popolano le strade di Mumbai.